Chi ben comincia…

Si dice che chi ben comincia sia a metà dell’opera. Io ho iniziato a scrivere da giovanissima e per dispetto. Sì, per mettere a tacere il professore di italiano. Iniziai a scrivere lettere, delle più disparate, ma con senso critico, al giornale locale che sistematicamente venivano pubblicate e che io portavo trionfante in classe a fargli leggere. Le lettere, erano per di più affondi a danno della mia città per il trattamento che riservava al mio illustre concittadino, Niccolò Paganini, che negli anni ’90 era ancora praticamente dimenticato. Gli avevano distrutto la casa natale, negli anni precedenti, per uno scellerato piano regolatore e ancora i suoi cimeli, vagavano nascosti in bui scantinati museali. Solo il violino era in mostra nella teca a Palazzo Tursi, dove ancora oggi è custodito.

A dimostrazione di ciò che dico ho ritrovato alcuni reperti storici… era il 1998

In quegli anni ero Paganini “centrica” quindi, per motivi di tesi, ma soprattutto, di affetto nei confronti della mia insegnante di pianoforte, la prof. Alma Brughera Capaldo, che mi insinuò l’interesse, mi ritrovai a frequentare studiosi di musicologia provenienti da ogni parte del mondo e i migliori musicisti “paganiniani”. Ebbi inoltre la possibilità di attivare un programma didattico nelle scuole primarie con due musicisti straordinari, Federico Briasco alla chitarra e Massimiliano Patetta al violino, che mi diede, ma credo di poter parlare al plurale, che ci diede grandi soddisfazioni. Vedere i bambini che sgranavano gli occhi ai racconti sulla vita di Niccolò Paganini e ballavano sulla sua musica era ogni volta una grande emozione.

Sempre di quel periodo della mia vita, ricordo con affetto un’altra figura legata indissolubilmente a Paganini, Edward Neill, che era il massimo conoscitore e biografo ufficiale. Mi ricordo che andavo spesso nello studio di via San Luca, dove possedeva un archivio infinito legato ai suoi studi di etnomusicologia: registrazioni audio video, partiture e pubblicazioni varie. Una persona meravigliosa con cui ho trascorso momenti di confronto e di studio indimenticabili, a volte davanti ad un bicchiere di vino, altre volte seduti in un piccolo ristorante dove si rifugiava all’ora di pranzo.

Un’altra lettera che mi fece attirare le ire funeste di non poche persone nell’elite musical genovese fu una mia critica, non tanto ad un concerto organizzato al Carlo Felice, quanto alla stesura del libretto di sala che riportava il testo di Achille Campanile, “Paganini non ripete”. Apriti cielo!
Io, che avevo preso così a cuore la divulgazione della figura di Paganini cercando di sfatare i miti, senza negarli, ma raccontandoli con dovizia di particolari rendendolo “quasi simpatico” anziché “diavolo”, non potevo accettare un oltraggio simile. E a mio modo lo feci presente alla direzione.
Il botta e risposta animò per un paio di giorni la pagina delle lettere…

Se mio figlio, oggi si chiama Nicolò, è perché ricordo questo periodo della mia vita con affetto, divertimento e soprattutto come un momento rigoglioso di crescita personale e professionale in termini di “conoscenza”.

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