Silenzio urbano

Fissava con sguardo perso il vermiglio del cielo e delle nuvole. Tutto intorno silenzio urbano. La musica a tutto volume del vicino di sopra. Una chiave che girata rumorosamente nella toppa di una porta sul suo stesso pianerottolo, dopo un martedì di lavoro. Il cane che abbaiava. In lontananza un’aspirapolvere accesa e capricci di bambini. Silenzio urbano.

Difficile capire cosa si celasse dietro quello sguardo. Ansia, terrore, delusione, amarezza, stanchezza, desiderio.
“Non ti voglio disturbare, vorrei essere lì con te e parlare”. Sì, parlare. Quando stanno assieme parlano così poco. Non perché non ci siano cose da dire. Ma perché il tempo sembra correre inarrestabile, impietoso. Troppo veloce quando sono assieme! E perché lei ha imparato ad amare i silenzi. A capire dai gesti, dagli sguardi. Non ha bisogno di parole. Le parole sanno essere menzognere, perché no? Taglienti. I gesti e gli sguardi difficilmente mentono.
Ma, lui? Lui avrà bisogno delle sue parole? O ama anche lui i silenzi e i suoi silenzi?

Si accese una sigaretta. Sorrise tra sé. Si ricordò di quanto sappiano essere soffici le sue labbra. Del primo bacio, come adolescenti che scherzano con la scintilla credendo sia già fuoco. Del suo sguardo da bambino. Delle sue insicurezze. Della serenità che sentiva di riuscire a trasmettergli.

Per lei il fuoco non tardò ad arrivare. Arrivò la passione, il desiderio. Ma non voleva cedere. Aveva già sofferto troppo per non temere di soffrire ancora. Avrebbe voluto rifugiarsi nel suo paracadute. Il suo amante da mille e una notte, che la faceva stare bene, come un digestivo dopo i pasti. Ma inutile durante il resto della giornata. Non le chiedeva niente. E lei non doveva dargli nulla. Un patto di alleanza tacito in piena libertà. Ma di questo non le importava più granché. Aveva trovato una sintonia che non aveva mai provato. E non fatta di banalità.

Lo sguardo sempre fisso nel vuoto, la sigaretta stava sfiorando quasi le sue dita, che tremavano. La cenere correva ancora lungo la sigaretta che contro ogni forza di gravità si era consumata ma stava lì senza cadere come per fermare il tempo. Ma il tempo passa e va.

Uno squillo di cellulare. Lavoro. Una buona notizia. Finalmente.

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