Lettera per un addio

Stamattina sono uscito alle otto e venti, convinto che sarebbe stata una questione di pochi minuti…
Sono tornato a casa a mezzanotte e tre, dopo una giornata tra commercialista, avvocato, lavoro e dopolavoro per ricostruire serie infinite di documenti…
E’ stata la giornata chiave per la chiusura di un capitolo della mia vita. Amen.
Ad appesantire il tutto, persone che credono di aver capito e invece grondano superficialità…

Ti ho pensata un po’ di volte. Mi è rimasta impressa soprattutto l’atmosfera un po’ in bilico all’aeroporto. Con la consapevolezza che tutto ci portava lontano, ma che avevo voglia di parlarti più di quanto la nostra confidenza consentisse.

Domattina alle sette sarò di nuovo in giro.
Avrei voglia di far saltare tutto il complicato accordo degli avvocati sornioni, di dimenticare che alle 13.30, uscito da lavoro devo (devo?) andare a firmare altre inutili cartacce… restituire le chiavi. E prepararmi a stare fuori dai piedi per qualche giorno, mentre avrei voglia di sedere all’indiana nel bel mezzo del via vai dei trasportatori che porteranno via pezzo pezzo i totem di anni di vita, spesso sbagliati e trattenuti stupidamente, immobilizzati per non rompere l’illusione… E lì seduto, guardare in faccia la pazzia di questo momento…
Ma sento anche un’energia tremenda che mi cresce dentro, uguale a quei momenti quando, in un posto qualunque del mondo, improvvisamente mi accorgo che la storia in cui ero immerso da giorni, settimane, mesi e anni è finita. Arrivata al capolinea. E allora mi si alza dentro un grido, irrequieto e beffardo:
DAI, DAI, FORZA, PORTA VIA IL CULO DA QUI!!!

Nessuna delle scelte fatte in passato è stata sbagliata; non sono più condivisibili oggi…e il cercare di trattenere con forza un’idea, un ideale, qualcosa in cui si è fermamente creduto non è stupidità. E’ mero spirito di sopravvivenza. O accanimento terapeutico.

UNO, DUE, TRE, LASCIA
UNO, DUE, TRE, LASCIA

Non si può sostenere un peso così grande da soli. Non si può a maggior ragione credere e portare avanti un progetto che coinvolge un’altra persona da soli, perché l’apatia dell’altro remerà sempre contro. E aumenterà non solo la fatica ma anche la sofferenza. La cosa peggiore è sentirsi soli pur stando ancora assieme. Un dolore insostenibile.

Qualunque cosa possa arrivare ora: sarà sempre troppo tardi. Quando tutto si sgretola, non c’è più nulla da raccogliere se non le briciole.

Ho scelto pezzo pezzo le cose da portare via e quelle da lasciare. Ho cambiato aria, senza paura di guardare in faccia il passato, quello l’ho accettato e non si può tornare indietro.
Il futuro, sì, è da scrivere. Quello è tutto mio!

L’infelicità è una cosa pericolosa, come il monossido di carbonio. Non ha odore, non ha gusto, è informe e incolore, ma avvelena lentamente. Si insinua in ogni poro della tua pelle fino a quando un giorno il tuo cuore smette di battere.
(Bella Pollen)

Racconto inedito. Le persone presenti sono frutto della mia immaginazione. ©Stefania Schintu

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