Il filet di Bosa

Beppa era sola.
Seduta sull’uscio di casa tesseva la sua vita.
Vestiva di nero. I suoi capelli nascosti da un velo lasciavano intravedere il candore, segnato dal tempo. Le rughe non troppo profonde facevano da cornice ai due occhi da cerbiatta. Vivi, di chi la sapeva molto lunga.

Come ogni mattina al suo risveglio, scendeva in paese. Salutava Antonino che aveva appena allestito la bancarella dei prodotti tipici da vendere ai turisti. Poi si fermava da Giovannino per il pane. Il suo unico bisogno quotidiano. Giovannino l’aveva visto crescere, sposarsi, metter su famiglia e diventare nonno di tre bellissimi nipotini. Ma in paese, per tutti, restava sempre Juannin. Figlio di Juan, Giovanni.

Erano le otto. Come ogni giorno risaliva la stretta via che portava in Via Sant’Ignazio. Si fermava al numero 79, riconoscibile da una vecchia pietra, messa a decorazione della povera facciata della casa. Pietra recuperata e di più nobile origine e che ora rimaneva a dare lustro alla modesta casa. Sviluppata in altezza, su quattro piani.

Ogni giorno era sempre più faticoso salire e scendere dalle strette scale. Ma per nulla al mondo avrebbe rinunciato alla sua casa.

Posizionò la sedia fuori di casa, in pendenza, come la stretta via. La sedia traballava. Con quel movimento sordo che porterebbe chiunque ad accartocciare un pezzetto di carta per fermare l’oscillazione. Lei no. Impassibile, come d’abitudine. Rientrò lentamente nel piccolo ingresso, anche lei ciondolando per il peso e le gambe stanche. Dalla porta si vide poi, spuntare lentamente una struttura di legno. Stava scivolando fuori dall’uscio, una grande struttura in legno per il filè. Anche la tela era stata costruita da lei, con paziente precisione. Ogni filo era perfettamente perpendicolare a quello che andava ad intersecare. Nulla era dato al caso. Ma tutto studiato e calcolato nei minimi particolari.

Finalmente si trovava seduta davanti alla sua tela.
A ricamare e a fantasticare della sua vita, dei figli e dei nipoti che presto l’avrebbero raggiunta al mare.

© Stefania Schintu

Dedicato a mia nonna Beppa.
Gli altri personaggi sono immaginari.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web su WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: