Il Guarnieri del Gesù, il “Cannone” di Paganini in Russia…

Nel 1997 decisi di andare in Russia, aggregandomi alla vacanza studio di mia sorella iscritta al liceo linguistico. Trascorremmo tre settimane a San Pietroburgo, alternando lezioni di russo alla mattina e gite con visite a palazzi e luoghi simbolo della cultura russa. Eravamo un gruppo abbastanza numeroso con livelli di russo diversi: io partivo da zero come altri amici che si erano successivamente aggregati a noi; oltre naturalmente alle compagne di classe di mia sorella che come lei, erano già molto più avanti.

La mia insegnante madrelingua russa comunicava con me ed i miei compagni di classe in inglese, insegnandoci a leggere il cirillico, a scriverlo, a pronunciare brevi frasi oltre ad intonare canti tradizionali. Una sorta di “the pen is on the table” ma in russo. Tutte cose che ricordo ancora adesso e che sfoggio ogni volta che posso. Mi ricordo che addirittura gli ultimi giorni andavo a fare la spesa al mercato da sola e venivo capita, tra mio stupore, incredulità ed orgoglio.
Nei pomeriggi liberi, andavamo per negozi, alla ricerca di pietre preziose, di musica, spartiti… mi ricordo un giorno in particolare, quando entrai da un rigattiere e mi portai via per pochi spicci, enormi quantità di spartiti. Tutta quella mole di “carta preziosa”, assieme alla zucchina gigante da 2 kg (da fare ripiena al nostro ritorno in Italia) e al samovar, fece ridere tutto l’aeroporto di San Pietroburgo.

Tra i luoghi simbolo che non volli assolutamente perdere, ci furono il conservatorio di San Pietroburgo; l’Hermitage, compreso il piccolo teatro custodito gelosamente e non sempre visitabile; e  il teatro Mariinsky, con i suoi spettacoli di opera e balletto,  dove assistemmo ad un classico, “Il lago dei cigni”.

Visitando l’Hermitage, non potei non pensare che Paganini sarebbe dovuto partire alla volta della Russia per esibirsi alla corte dello zar nel 1833, ma all’ultimo, per motivi di salute, dovette annullare. In quell’occasione scrisse che si rammaricava molto di non essere partito perché lui aveva sempre sofferto il freddo e “i russi sapevano il segreto di come riscaldarsi!”.

L’articolo che segue lo scrissi al mio rientro in Italia, su L’invito di Settembre 1997. Paganini è vero, non si esibì mai in Russia, ma il suo violino sì e più di una volta.

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